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Come curare i “brutti sogni” del bambino in studio

Per chi è genitore come me, soprattutto nel momento in cui si hanno bambini piccoli, sarà capitato almeno una volta di ritrovarseli affianco, svegliati da un brutto sogno e quindi catapultati tra voi e vostra moglie, nel “lettone grande”.

Questa caratteristica è comune in tutti i bambini, fa parte della loro crescita naturale e in genere è caratterizzata da episodi sporadici che, di norma, scompaiono rapidamente durante la crescita.

Alcune volte, però, questo fenomeno assume proporzioni e frequenza preoccupanti, diventando un vero problema, sia per il piccolo che per l’equilibrio e la serenità dei genitori.

La colpa, in tal caso, viene spesso imputata ad un problema di debolezza di carattere, e si cerca di risolverlo con un aumento della disciplina, per evitare che si abitui ad ottenere quello che vuole (stando a letto con i genitori) facendo i proverbiali “capricci”.

In verità spesso non è così. Mi capita sempre più di frequente di riscontare cause “funzionali” a quello che sembra solo una caso relazionale genitori-figli. L’origine del problema può facilmente risiedere nel triade di problemi legati a respirazione, deglutizione e masticazione del bimbo.

Per cause di diverso tipo, come un frenulo linguale corto, una deglutizione disfunzionale, un disallineamento tra mascella e mandibola, un palato troppo stretto o dei denti che non si trovano nella posizione giusta, il piccolo può sviluppare patologie respiratorie notturne che portano alla maggior fatica che deve impiegare per svolgere le funzioni vitali del mandare una quantità d’aria ossigenata sufficiente nei polmoni, e da qui al corpo, ma soprattutto al cervello.

È lui che sorveglia il delicato equilibrio vitale del corpo, verificando che gli organi siano sempre ben ossigenati, avvisandoci quando questo non avviene.

L’aria inspirata tramite il naso e la bocca passa nella gola, nella trachea, nei bronchi ed infine negli alveoli polmonari, dove l’ossigeno contenuto nell’aria passa all’interno dei vasi sanguigni per raggiungere tutte le cellule del corpo.

Nel sonno, per la posizione assunta dal corpo e per il rilassamento muscolare, si determina una fisiologica riduzione dei volumi delle prime vie aeree. Ma se il processo è influenzato negativamente dai problemi che ho evidenziato in precedenza, l’aria passa a fatica, e a volte non passa affatto.

Il bambino russa, o parla, fa rumori che nascono dal passaggio forzato dell’aria attraverso le vie respiratorie costrette. A volte il passaggio dell’aria si blocca, creando una apnea. Il sangue non viene più ossigenato, perché l’aria non arriva ai polmoni, quindi il cervello riceve sempre più meno ossigeno, facendo scattare nel cervello un “allarme rosso” di sopravvivenza, per cui deve per forza svegliare il piccolo.

Gli fa fare un piccolo “cortocircuito” che genera un brutto sogno, un incubo. Questo porta il bambino a svegliarsi con il classico respiro accelerato, che determina una rapida ossigenazione. Sua conseguenza indiretta è il successivo pellegrinaggio verso il letto dei genitori, chiudendo il cerchio di quanto ho detto in principio nell’articolo. Oppure il bambino manifesta sonnambulismo, o a volte fa la pipi a letto.

Attualmente sono state sviluppate diversi tipi di terapie che riescono a risolvere completamente questa patologia. Grazie a queste ultime si può, con dedizione, attenzione e impegno, migliorare grandemente la nostra qualità di vita (che riprendiamo a dormire) e quella dei nostri figli.

 

Giuseppe Massaiu

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