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Ho i denti che si muovono, può essere la piorrea?

La piorrea è un termine più in uso tra i nostri nonni che tra le nuove generazioni. Parola caduta quindi quasi del tutto in disuso, ora sostituita dalla definizione di “parodontite”. Questo fenomeno patologico che interessa gengive, denti e osso nella bocca, era temutissimo in passato, visto quasi come un fenomeno inevitabile e necessario che, prima o poi, avrebbe fatto perdere uno o più denti mentre si invecchiava.

Quando si parlava di piorrea si indicava l’ultima fase della vita del dente colpito da malattia parodontale, quando questo era interessato da abbondante perdita di osso, diventando mobile rispetto alla struttura di mandibola e mascella, inutilizzabile per masticare e destinato a cadere, qualsiasi cosa tentasse di fare il dentista.

Fino a qualche decennio fa, quindi, era quasi automatico che, anche solo tra i 40 e i 50 anni, molte persone si ritrovassero già con protesi parziali o totali mobili come le dentiere. Questo fenomeno era considerato quasi naturale per le generazioni passate, un male necessario legato all’invecchiamento.

Per fortuna, oggi sappiamo che non è più così. L’insorgere della malattia parodontale è, la maggior parte delle volte, frutto di imperizia o disattenzione umana, superabile con un po’ di autoconsapevolezza, di attenzione ai consigli del proprio odontoiatra e igienista di fiducia e di una visita di controllo periodica annuale.

La causa principale dell’insorgere di malattie parodontali è infatti la poca attenzione nella cura della propria igiene orale. Il non lavarsi i denti con regolarità dopo ogni pasto, oppure il mancato utilizzo di filo interdentale o scovolino, sono la prima minaccia alla salute dei denti. I batteri proliferano dove non vengono eliminati, soprattutto tra i resti di cibo che rimangono incastrati negli spazi della bocca.

A questo fatto vanno aggiunte ulteriori abitudini scorrette, potenzialmente pericolose per denti e gengive: consumo eccessivo di alcol e di tabacco, in ogni sua forma (anche se qualcuno afferma che i sigari fanno meno effetto delle sigarette, la differenza in realtà è quasi inesistente dal punto di vista delle malattie parodontali).

Un problema medico che va invece al di là delle possibilità di controllo del paziente è la malocclusione. Questa patologia è affrontabile solo all’interno dello studio odontoiatrico ed è per quello che, anche se si hanno buone abitudini vitali, è bene effettuare una visita dal dentista sin da bambini, in quanto la malocclusione può essere sia congenita che acquisita nel tempo.

Aspetto importante da tenere a mente è che la malattia parodontale è subdola, perciò spesso rimane senza sintomi fino a che il danno risulta irreparabile, ovvero bisogna procedere all’eliminazione del dente. Per verificare la sua presenza o meno va effettuato in studio un sondaggio parodontale, ovvero una verifica dello stato clinico osseo e gengivale del paziente.

Grazie a tutta questa evoluzione è al giorno d’oggi possibile intervenire con successo nella maggior parte dei casi, anche se la parodontite viene scoperta in una fase avanzata. Se prima, infatti, c’era meno cura nel tentare di salvare i denti nativi del paziente, e si preferiva rimuoverli per passare alla dentiera totale o parziale, ora l’approccio riabilitativo è resettivo o rigenerativo, ovvero si punta a mantenere la dentatura originale della persona con interventi ad hoc dell’igienista dentale e dell’odontoiatra, per sanare la gengiva o l’osso compromessi dall’infezione.

 

Giuseppe Massaiu

 

 

 

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