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Diagnosi medica online. È un bene o un male?

Oggi parliamo di un argomento che se da un lato tocca la mia professione – ma anche quella di tante altre categorie – dall’altro affronta l’evoluzione sociale nelle nuove abitudini delle persone nel mondo in cui viviamo.

La presenza nei social network è ormai un obbligo per chi gestisce una qualsivoglia attività professionale, piccola o grande che sia. Le eccezioni a questo principio sono poche e l’ignorare questa realtà sta creando molti danni a tanti professionisti o imprenditori “vecchia scuola”.

Persino avere sul web il classico sito istituzionale non basta più, perché i clienti (nel mio caso pazienti) desiderano avere un contatto più diretto e rapido rispetto al passato, cosa che può avvenire solamente tramite i social come Facebook o Instagram.

Il mondo è completamente cambiato in pochi anni e le ricerche principali per ogni argomento che ci interessa nella vita avvengono quasi esclusivamente su internet, attraverso il nostro smartphone.

Questo è un argomento che mi appassiona. Ho letto molto in merito e ho scoperto che, dati alla mano, più dell’ 85% delle persone in Italia acquista un prodotto o un servizio solo dopo aver fatto ricerche su internet.

A questo aggiungo la mia personale esperienza sul campo, dove quasi quotidianamente lo studio che dirigo (ma anche tanti colleghi mi raccontano simili esperienze) viene contattato sulla posta privata di Facebook con richieste di diagnosi e preventivi.

Qui tocchiamo un tasto dolente. Se infatti è un bene entrare in contatto, farsi un’idea generale o comunque un’impressione di uno studio medico con i mezzi digitali, tutt’altra cosa è la ricerca di consulti, pareri, consulenze, a maggior ragione in tema di salute.

Come ho avuto modo di scrivere in altri articoli di questa rubrica, nei blog e nelle pagine Facebook spesso circolano informazioni parziali, suggestive e molto generaliste che però vengono prese tremendamente sul serio da centinaia – se non migliaia – di persone ignare, che vogliono migliorare la loro salute con metodi fai-da-te senza il supporto e il consiglio del medico.

I social hanno come punto di forza la condivisione di una gran quantità di informazioni ad una velocità mai vista prima, ma non hanno ancora sviluppato adeguati sistemi di filtraggio e creano, se non usati responsabilmente, numerose incomprensioni.

Diverse volte mi è capitato (e capita a tanti colleghi) di ricevere foto di bocche spalancate per mostrare i denti, oppure raccolte di radiografie, con richieste di diagnosi “online” che, oltre che stimolare uno scorretto comportamento dal punto di vista della deontologia medica, che io rispetto sempre, rischiano di creare più danni che altro con pareri non obbiettivi.

Per questa ragione, tutte le volte, cerco di spiegare la necessità di una visita completa prima di potermi esprimere in qualunque modo, perché, nonostante le prodigiose possibilità offerte dalla tecnologia, nulla può ancora sostituire la qualità di un rapporto faccia a faccia tra medico e paziente in sede di valutazione diagnostica. Se poi queste richieste vengono da pazienti che vivono lontano, li indirizzo ai colleghi che lavorano nella loro città, con i quali facciamo rete per aiutare chi ci chiede aiuto.

Ora, questo non vuol dire demonizzare ogni pagina, sito o blog che parla di salute – quello che state leggendo è un esempio – ma bisogna piuttosto imparare in primo luogo a selezionarli, dividendo quelli più seri e precisi da quelli sensazionalistici, magari facendo leggere alcuni post e articoli al proprio medico di fiducia, mentre in secondo luogo, prima di affidarsi a soluzioni che sembrano a prima vista facili e alla portata di tutti, chiedere ad un professionista una visita, e in quel momento eventualmente fare tutte le domande sugli argomenti che si è scoperti su internet.

Lo scambio, in tal caso, non potrà che essere di giovamento ad entrambi.

 

Giuseppe Massaiu

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