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L’evoluzione dell’Implantologia

Il bisogno, sia estetico che pratico di sostituire i denti caduti con le “protesi” è stato riscontrato da numerose prove archeologiche in diverse parti del mondo.

DENTI

Persino in epoche remote si trovano resti umani con conchiglie lavorate, minerali od ossa animali adattate all’alveolo orfano del proprio dente naturale. Ma è tra ottocento e novecento che ci si è dedicati, sempre con maggior attenzione e interesse, a questa disciplina.

Ovviamente, fino a quando non si svilupparono le necessarie conoscenze di materiali e tecniche chirurgiche, antibiotiche e anestetiche, tutto rimase molto approssimato e in fase embrionale.

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Quindi si giunse agli anni ’50 e ’60, dove nacque la moderna implantologia, intesa come disciplina medica con dignità sua propria. I primi impianti furono ad ago, a lamina o a vite, con i materiali più vari, e proprio in Italia fu introdotto il Titanio dal dr. Tramonte nel 1964.

Nel mondo occidentale l’implantologia si è evoluta, di parecchio in questi ultimi anni. Oramai in quasi ogni situazione di edentulia c’e’ la possibilità di ripristinare una corretta masticazione con le più innovative tecniche implantari. Mediante il posizionamento di viti in titanio all’interno dell’osso nelle zone rimaste prive di denti, è possibile realizzare ponti fissi o stabilizzare protesi rimovibili.

In tal modo il paziente ottiene un risultato straordinario che, dal punto di vista del comfort, gli permette di avere denti stabili e naturali. In studio cerchiamo di operare in modo meno invasivo e traumatico possibile, sia per la gengiva che per l’osso, mediante tecniche e strumentazione ad alta tecnologia, che garantiscono precisione e rapidità d’esecuzione.

Perché utilizzare una protesi per sostituire quei denti che, per una ragione o per l’altra, sono venuti a mancare? La ragione è semplice: l’arcata ha una sua integrità ed equilibrio naturale, quando alcuni dei suoi elementi scompaiono – i nostri denti – non viene solo ridotta la capacità masticatoria, ma viene lentamente modificata tutta la struttura della bocca, provocando una gran serie di problemi estetici, funzionali e anche emozionali, nel medio-lungo periodo.

L’impianto su cui si applicherà la protesi fissa è tutto in titanio, certificato e perfettamente bio-compatibile con il nostro corpo, garantendo così un’altissima percentuale di casi senza rigetto. L’impianto, una volta inserito in sede ossea, diventa un corpo unico con l’osso mediante un processo chiamato osteointegrazione, che dura tra i 2– per l’arcata inferiore – e i 5 – per l’arcata superiore – mesi.

Per gli impianti è necessario, infatti, accertarsi che ci sia sufficiente tessuto osseo per consentire un minimo di stabilità alla struttura. Se questo manca o non basta quello presente, in studio adottiamo tecniche specifiche che, a seconda delle condizioni di partenza dell’arcata inferiore e superiore, nella maggior parte dei casi permette l’inserimento dell’impianto.

Ma il vero top di gamma in quest’ambito sono le protesi fisse su arcate edentule come la Toronto.

Con la Toronto noi diminuiamo al minimo il disagio del paziente e annulliamo i tempi di esecuzione. In pratica inseriamo una protesi fissa con quattro o sei impianti a carico immediato in ogni arcata. Questa tecnica permette di applicare una protesi fissa entro 24 ore dall’intervento chirurgico, che garantisce fin da subito estetica e funzionalità per tutti i mesi necessari al processo di osteointegrazione, passati i quali s’installerà quella definitiva.

Un avvertimento importante: esistono casi dove è sconsigliabile l’implantologia. Davanti a malattie sistemiche gravi o all’uso di particolari farmaci come i bifosfonati – usati per la cura della osteoporosi – è molto meglio evitarla, in quanto il tentativo d’inserire un impianto potrebbe portare a complicazioni spiacevoli.

Giuseppe Massaiu

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