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Posso risolvere il mio mal di testa dal dentista?

Il mal di testa è una vera e propria piaga per molti di noi. Lo stress, la vita frenetica, il sonno non riposante, i continui stimoli audiovisivi alla televisione, al computer o al cellulare non aiutano nel processo e spesso si finisce ad assumere farmaci su farmaci.

Questo perché cefalee, emicranie o patologie simili sembrano avere sintomi così vari e aspecifici che vengono trattati da medici con le più svariate specializzazioni, comunque di solito si finisce sempre a parare in una pillola.

Nel nostro paese i dati dicono che le donne, in media, ne soffrono dalle due alle tre volte in più rispetto agli uomini, soprattutto le cefalee di tipo tensivo, legate allo scarico dello stress. In più il disagio può durare nel tempo, da qualche minuto fino ad alcuni giorni.

Nel nostro caso specifico, mi capita spesso di affrontare con successo delle cefalee che hanno origine nel cavo orale, a causa di denti troppo grandi o troppo piccoli, che non toccano bene tra di loro oppure per abitudini scorrette come il bruxismo (ovvero il digrignamento, spesso di natura nervosa, che usura i denti e sovraccarica muscoli e ossa di stimoli che si tramutano in frequenti e dolorosi mal di testa).

Da un punto di vista clinico, la disciplina che si occupa in campo odontoiatrico di questi rapporti si chiama gnatologia, dal greco “gnàthos” che significa “mascella”. Il dentista che si specializza in questa branca approfondisce lo studio delle dinamiche di masticazione, deglutizione e postura, nel rapporto tra denti, ossa, muscoli e sistema nervoso che li comanda (puoi approfondire in questo articolo).

Al centro di tutto questo sta lo studio dell’occlusione, ovvero l’analisi del contatto tra i denti delle due arcate, mascella e mandibola, per verificare se questa risulta corretta e fisiologica oppure no.

Le armi a disposizione dell’odontoiatra sono i bite, manufatti in resine o metalli che aiutano a scaricare le tensioni muscolari, aumentando il rilassamento e agevolando i fisiologici movimenti masticatori e deglutitori, oppure l’abbinamento di interventi poco invasivi come rialzi o molaggio dei denti, oppure attraverso l’adozione di una strategia ortodontica, volta a ristabilire il giusto allineamento nell’arcata dentale.

Io, a livello personale, sconsiglio le procedure drastiche come la chirurgia invasiva, ad esempio con interventi maxillofacciali. Meglio un approccio più soft, che prende più tempo ma permette modifiche in corso d’opera tramite controlli periodici, piuttosto che un’azione “one shot”, senza la certezza al 100% di risolvere il problema.

Ad ogni modo, attraverso la mia esperienza in campo gnatologico, ho avuto il piacere di vedere completamente risolti casi cronici di cefalee ed emicranie che perduravano da anni e anni, trattati senza successo con i più svariati interventi, oppure silenziati mediante l’uso massiccio di farmaci.

Spesso le persone non affrontano una riabilitazione di questo tipo perché siamo stati educati all’idea che nella medicina occidentale sia sempre una causa esterna (il medico o una medicina) che, con una singola azione, risolva il problema. In verità, ed è una consapevolezza che pian piano sta per fortuna crescendo nei pazienti, il processo di guarigione è un lavoro binario tra il professionista della salute e la persona che soffre. Se quest’ultima si responsabilizza a sua volta, impegnandosi nella cura, i risultati non mancheranno.

 

Giuseppe Massaiu

 

 

 

 

 

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