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Voglio mettere un impianto ma mi dicono che ho poco osso, cosa posso fare?

L’assenza di uno o più denti può essere risolta mediante l’utilizzo dell’implantologia. Questa disciplina si avvale di numerose tecniche tra cui, la più apprezzata e sorprendente, è la Toronto. Quest’ultima permette di applicare sulla bocca del paziente una protesi fissa completa dopo appena 24 ore dall’inizio dell’intervento.

Le diverse tecniche implantari moderne possono riscontrare il problema oggetto di questo articolo: la carenza di osso. Spesso, infatti, a causa della presenza di difetti ossei nelle creste alveolari prive di denti, l’inserimento degli impianti potrebbe risultare a prima vista impossibile o non ottimale per una riabilitazione protesica corretta e stabile nel tempo.

Per superare questo problema sono state perfezionate negli anni delle tecniche di implantologia avanzata che permettono di intervenire nella maggior parte di questi casi, tra cui spicca la GBR (Guide Bone Regeneration, traducibile in rigenerazione ossea guidata) oppure il Grande e il Mini Rialzo di Seno Mascellare, che in mani esperte permettono di ottenere ottimi risultati.

La GBR viene utilizzata per risolvere carenze di osso in senso verticale e/o trasversale, mediante apposizione di osso del paziente ed eterologo. Questa zona viene poi ricoperta con una membrana, riassorbibile o non, che protegge l’area di intervento, creando al di sotto un ottimo ambiente biologico che permette la formazione di un nuovo osso che alla fine vanta caratteristiche simili a quello nativo.

Quando parliamo, invece, di elevazione del seno mascellare, la tecnica è diversa. Si va a sollevare in maniera specifica la membrana che copre il pavimento di quest’ultimo, per creare un nuovo strato di osso verticale, su cui si installeranno i futuri impianti. La differenza tra il grande rialzo e il mini rialzo risiede nel punto da cui si parte a lavorare.

Nel primo caso si interviene lateralmente. In quel punto viene realizzata sull’osso una finestra e da là si inizia a scollare e poi sollevare con attenzione e delicatezza la membrana, esercitando la giusta pressione. Tramite l’apertura praticata si inserisce il materiale osteoiducente, e se possibile si abbina anche l’impianto, in modo da iniziare da subito il processo di Osteointegrazione, ovvero l’integrazione della vite in titanio con l’osso neoformato.

Nel secondo caso l’accesso al seno mascellare avviene dalla sommità della cresta ossea, sfruttando il foro creato per l’inserimento prima dell’osso sintetico e poi dell’impianto. Peculiarità di questo approccio è che entrambe le operazioni vengono svolte con un unico atto chirurgico.

Tutte queste tecniche permettono di offrire al paziente una molteplicità di soluzioni che, fino a pochi anni fa, erano quasi impensabili. Aspetto importante da tenere a mente è che l’implantologia non va vista solo come una soluzione estetica, incentrata sul recupero di un bel sorriso, ma soprattutto funzionale.

L’arcata dentale ha infatti un suo equilibrio naturale e quando alcuni dei suoi elementi scompaiono – come i denti – non viene solo ridotta la capacità masticatoria, ma anche modificata tutta la struttura della bocca, provocando una gran serie di negativi problemi nel medio-lungo periodo.

La riabilitazione è quindi fondamentale, e va condotta a regola d’arte, con tutti i mezzi a nostra disposizione, nel rispetto della salute e del benessere del paziente che si affida a noi.

 

Giuseppe Massaiu

 

 

 

 

 

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